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stagione-2

 🕵️ STAGIONE 2

RACCOLTA DELLE PUNTATE

dalla 11 alla 20 in ordine di pubblicazione

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- Puntata 11 : Giovedì 11/12/2025

📍LIDO DI GOZZANO - ANTICA DARSENA. 

 Il chiosco di Gabriele era chiuso. Una struttura prefabbricata in lamiera coibentata, realizzato negli anni 70 da una celebre azienda di nome "pepin box". C'era una luce accesa solo nell'ufficio informazioni, adibito anche ad infermeria, anch'esso chiuso per fine stagione estiva.

La sera scivolava lenta, e il lago rifletteva le luci giallastre dei lampioni.

Sergio camminava lungo la spiaggetta pubblica con passo nervoso, la sigaretta sempre accesa tra le dita.

Vide Gabriele seduto sulla panchina intorno al tavolo da picnic, lo sguardo perso nel paesaggio.

Sergio si avvicinò senza preamboli. «Gabriele, dobbiamo parlare.»

Gabriele sollevò gli occhi, sorpreso. «Di cosa?»

Sergio si sedette di fronte a lui, piegandosi in avanti. «Di tutti. Laura, Martina, Ettore… e i fratelli Rose. Voglio sapere cosa sai.»

Un silenzio pesante cadde tra i due. Gabriele prese tempo, girando un bicchiere vuoto di carta tra le mani. «Laura…» iniziò piano a parlare.

«L’ho conosciuta da ragazzo. Sempre riservata, ma con Daniel Rose era diversa. C’era qualcosa che non voleva mostrare, ma si percepiva. Troppo vicini, troppo complici.»

Sergio strinse gli occhi. «E Martina»

Gabriele fece un sospiro e rispose a fatica: «Martina è più trasparente. Ha sempre cercato di proteggere la memoria di mamma Laura, di cui però non sa nulla.»

Sergio inspirò profondamente, lasciando uscire il fumo verso il cielo. «Ettore?»

Gabriele abbassò lo sguardo. «Ettore è un uomo che osserva. Non parla molto, ma sa più di quanto dice. Ha visto cose, ne sono certo.»

Sergio tamburellò le dita sul tavolo. «E i fratelli Rose?»

Gabriele esitò, poi si lasciò andare. «Daniel era il più enigmatico. Con Laura aveva un rapporto che nessuno riusciva a definire: né amicizia, né amore, né semplice conoscenza. Anthony invece… lui cercava di tenere tutto e tutti sotto controllo, è molto ambivalente: mantiene un piede nel mondo della logica per motivi di lavoro e uno in quello del mistero.»

Sergio rimase immobile, colpito da quella risposta. «Non girare le parole, Gabriele. Dimmi se hai visto qualcosa che possa spiegare il loro legame. Ma soprattutto, Martina dove ha vissuto senza la madre, il padre.»

Gabriele rimase qualche istante in silenzio, stringendo il bicchiere di carta tra le mani. Il lago davanti a loro sembrava trattenere la risposta al posto suo.

Poi, con voce bassa, parlò. «Martina, 26 anni, non ha mai conosciuto il padre e non ricorda nulla di importante su sua madre Laura. Martina è cresciuta sempre in casa dei nonni.»

Sergio lo fissava, il fumo della sigaretta che si dissolveva nell’aria fredda. «E questo come l’ha segnata?»

Gabriele abbassò lo sguardo. «L’ha resa fragile e forte allo stesso tempo. Fragile perché cerca continuamente figure da proteggere o da cui farsi proteggere. Forte perché ha imparato a sopravvivere al vuoto. Laura per lei è più di una madre: è un simbolo, un ricordo da difendere.»

Sergio colpì il tavolo con un pugno. «E Daniel Rose?»

Gabriele inspirò lentamente e quasi spaventato si alzò e si allontanò di qualche metro, come se il nome di Daniel Rose avesse un peso insopportabile. Restò in piedi, con le mani nelle tasche, lo sguardo fisso sul lago. «Daniel…» disse infine, con un filo di voce. «Non è facile parlarne. Non era solo un uomo, era un’ombra che si muoveva tra di noi. Laura con lui cambiava, diventava più chiusa, più distante. Non ho mai capito se fosse attratta o imprigionata.»

Sergio lo seguiva con gli occhi, la sigaretta consumata tra le dita. «Quindi tu pensi che lui avesse un potere su di lei?»

Gabriele scosse il capo, nervoso. Smise di parlare. Sergio urlò: «Chi è il padre di Martina?»

In quell’istante a Gabriele si gelò il sangue e si alzò un vento fortissimo. Sergio con passo veloce si diresse verso l’ufficio. Gabriele rimase in spiaggia, si risedette sulla panchina per calmare i nervi.

Dopo mezz’ora Sergio si affacciò dalla porta dell’ufficio e urlò: «Gabrieleeeee! Vieni dentro.»

Gabriele non aveva mai visto Sergio così nervoso; con timore e passo lento lo raggiunse. Sergio prese i suoi appunti e lesse: «In base al certificato medico di Omegna, 03 agosto 1998, Laura era incinta di sei settimane; Martina sappiamo che è nata il 22 marzo 1999, ha 26 anni.»

Gabriele annuì e disse: «Bene, questi sono fatti.»

Sergio spezzò una matita e vomitò parole: «Per Giove, ……..» pronunciò poi frasi volgari, infine disse: «17 luglio 1998, inciso sul portachiavi, deve rappresentare un evento degno di memoria, un legame, un fidanzamento… sì, ma con chi?»

 Gabriele si azzardò a pronunciare: «Daniel.»

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- Puntata 12 : Domenica 14/12/2025

Il Lido era immerso nel silenzio della notte quando una bicicletta riapparve tra le ombre, la stessa che Martina aveva trovato abbandonata il 12 ottobre. L’uomo che la conduceva si muoveva con cautela, la parcheggiò vicino al tavolo sulla spiaggia libera, si chinò per nascondere un biglietto piegato sotto una pietra. Ettore, fedele al suo ruolo di osservatore, lo seguiva da lontano e, quando vide il gesto, decise di intervenire. Con passo deciso lo raggiunse, lo bloccò e lo costrinse a seguirlo «Questa volta verrai con me»

Lo portò nell’ufficio di Sergio, dove per caso si trovavano anche Martina e Gabriele. La stanza era illuminata da una lampada fioca, l’atmosfera tesa. Ettore, molto agitato, con una mano che strattonava l’uomo, disse: «L’ho sorpreso mentre cercava di nascondere un nuovo biglietto, proprio come quelli che hanno dato inizio a tutto. È lo stesso uomo della bicicletta, i messaggi e magari pure il portachiavi d’argento. Non potevo lasciarlo andare.»

Sergio annuì, poi si rivolse all’uomo: «E ora dimmi, chi sei?»

L’uomo, sudato, nervoso e spaventato a morte, prese fiato e confessò «Non sono io a decidere. Io… sono solo un emissario.»

Martina, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, si alzò di scatto e tirò fuori dalla tasca il portachiavi a forma di luna crescente, trovato al lido il 19 ottobre, simile a quello che aveva avuto in eredità da sua madre e che i nonni avevano custodito per lei. Lo sollevò davanti all’uomo, la voce le tremava «Come puoi parlare di questo simbolo? Io possiedo l’originale. È l’unico legame che ho con mia madre. Non può esisterne un altro!!!!»

L’uomo abbassò lo sguardo, esitò, poi disse «Non l’ho mai vista di persona. Le sue parole mi arrivano attraverso una donna… una maga, amica dei fratelli Rose di Borgomanero. È lei che mi ha dato questo portachiavi, dicendo che era un segnale. Un modo per far capire che Laura è ancora qui, che ci osserva.»

Un silenzio pesante cadde nella stanza. Ettore stritolò il braccio dell’emissario; Sergio lo fermò, la situazione stava diventando pericolosamente illegale. Gabriele strinse i pugni, e Martina sentì un brivido correre lungo la schiena: la madre rimaneva fantasma, ma la sua influenza era confermata. Sergio posò sul tavolo il nuovo biglietto recuperato e fissò l’uomo «Quindi è lei che ha orchestrato tutto: questi messaggi…. Ma perché?»

L’emissario scosse la testa «Non conosco il fine. So solo che ogni oggetto è un segnale. Ogni volta che lo lascio, è come se Laura parlasse.»

La lampada tremolò, e la stanza si riempì di un silenzio carico di presagi. Il nome della maga restava un enigma, e il legame con i Rose si faceva più oscuro. Era necessario capire il significato della data incisa sul portachiavi: 17 luglio 1998.

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- Puntata 13 : Domenica 21/12/2025

L’ufficio era vuoto. La luce fioca della lampada da tavolo disegnava ombre sulle pareti, e il silenzio sembrava più denso del solito. Sergio era seduto alla scrivania, la sigaretta spenta tra le dita, lo sguardo fisso sul portachiavi a forma di luna crescente.

Davanti a lui, una distesa di fogli sparsi: verbali, fotografie, biglietti, appunti. Li osservava come se fossero frammenti di un sogno che non riusciva a ricostruire. Poi prese il taccuino e scrisse, lentamente, come se ogni parola dovesse essere pesata.

  1. Incipit – La bicicletta abbandonata (12 ottobre) Oggetto senza padrone.

Primo biglietto: “Non fidarti di nessuno.”

Inizio del mistero.

  1. Simboli ricorrenti

Bicicletta → movimento, ritorno.

Portachiavi → legame, memoria, duplicazione.

Biglietti → voce indiretta di Laura.

Luna crescente → promessa, ciclo, presenza invisibile.

  1. Personaggi chiave

Martina → figlia, testimone emotiva.

Ettore → osservatore, custode della verità.

Gabriele → ambiguo, ponte tra passato e presente.

Anthony Rose → controllore, ambivalente.

Daniel Rose → ombra, possibile padre.

Laura → assente, ma regista invisibile.

Maga → tramite, voce occulta.

  1. Date centrali

17 luglio 1998 → incisa sul portachiavi. Fidanzamento? Patto?

3 agosto 1998 → certificato medico. Laura incinta di 6 settimane.

22 marzo 1999 → nascita di Martina.

12 settembre 1999 → ultima segnalazione, avvistamento di Laura.

  1. Luoghi simbolici

Lido → teatro del mistero.

Pontile → apparizioni, soglia tra mondi.

Rimessa → archivio vivente (Ettore).

Antiquariato “sorrisi ed emozioni” F.lli Rose → nodo occulto.

  1. Mistero - chiave da svelare - la data 17 luglio 1998

Omegna : La dottoressa ricorda che Laura era in pericolo la notte del 17 luglio perché la stessa Laura lo aveva detto. Laura «Era spaventata» e «disse che non voleva lasciare tracce».

I due Portachiavi : La data 17 luglio 1998 è incisa sul portachiavi a forma di luna crescente che viene trovato al Lido, collocato appositamente dall’emissario della maga, e che Martina possiede anche in originale.

Apparizione di Laura (5 novembre 2025): Durante la sua apparizione, manifestazione spirituale/ectoplasmatica, al Custode Ettore, Laura stessa fa riferimento a quella notte, dicendo: «La notte del 17 luglio… ero già in pericolo. Ma nessuno voleva ascoltare».

Sergio si fermò. Guardò il portachiavi, poi scrisse una frase in fondo alla pagina:

“Laura non è scomparsa. Ha solo cambiato forma. E il Lido la conserva.”

Poi si alzò, spense la lampada, e uscì. Il mistero non era più solo un caso. Era una trama. E lui ne era dentro.

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- Puntata Speciale : Giovedì 25/12/2025 

(Diario di Martina - Interludio tra la Puntata 13 e la Puntata 14)

«Non so perché oggi sento il bisogno di scrivere. Forse perché è Natale, e il Natale è sempre stato un giorno che mi pesa addosso come un cappotto bagnato.»

I nonni dicono che il 25 dicembre bisogna essere grati. Io ci provo, ogni anno. Ma la verità è che il Natale mi ricorda tutto ciò che non ho avuto.

La casa è silenziosa. Fuori, il Lido di Gozzano nell’antica darsena è avvolto da una nebbia che sembra panna. Il lago non si muove. È come se trattenesse il fiato insieme a me.

Mi chiedo spesso come sarebbe stato avere una madre che mi preparava la colazione, o un padre che mi insegnava ad andare in bicicletta. Invece ho avuto i nonni: buoni, sì, ma rigidi come il legno del pontile. E la nonna… lei era un mondo a parte. Tutto doveva girare intorno a lei: le sue opinioni, le sue esigenze, la sua immagine. Io ero un accessorio, un’estensione, un trofeo da mostrare quando faceva comodo e da ignorare quando non servivo.

A scuola non era diverso. Mi chiamavano “la figlia della scomparsa”. Ridevano del mio silenzio, del mio modo di camminare, del fatto che non avevo una famiglia “normale”. Mi tiravano i capelli, mi nascondevano lo zaino, mi lasciavano biglietti crudeli nei libri. Io non dicevo niente. Non volevo dare un altro peso ai nonni. E poi… forse una parte di me pensava di meritarselo.

Oggi, mentre guardo il portachiavi a forma di luna crescente, quello che ho sempre creduto l’unico legame con mia madre, mi chiedo se anche lei si sia sentita così. Sola. Incompresa. Invisibile.

La data incisa — 17 luglio 1998 — mi brucia tra le dita. È come se fosse viva. Come se volesse parlarmi. Come se fosse un confine tra ciò che ero e ciò che sto diventando.

Mi manca una madre che non ho mai conosciuto. È assurdo, vero? Sentire nostalgia di qualcosa che non si è mai avuto. Eppure è così.

Oggi ho visto Gabriele. Era fuori dal chiosco, con le mani in tasca, il cappello calato sugli occhi. Mi ha salutata con quel sorriso un po’ storto che ha sempre, come se fosse timido anche quando non lo è. È l’unico vicino di casa che abbia mai avuto davvero. L’unico che non mi abbia mai fatto sentire sbagliata. Non so se lo amo. Forse sì. Forse no. Forse è solo che, quando lo guardo, sento che potrei fidarmi. E per me, fidarmi è già una forma d’amore.

Non gliel’ho mai detto. Non glielo dirò. Non ora. Non mentre tutto intorno a noi sembra sul punto di crollare.

Ettore oggi non si è visto. Sergio mi ha mandato un messaggio breve, come fa sempre: “Riposa. Ci vediamo dopo le feste.” Ma io non riesco a riposare. Non riesco a fermare la testa.

Sento che qualcosa sta per accadere. Qualcosa che riguarda mia madre. Qualcosa che riguarda me.

Il Lido di Gozzano nell’antica darsena non è solo un luogo. È un organismo. Respira, osserva, trattiene. E io… io sono parte di lui, anche se non l’ho mai scelto.

A volte penso che mia madre non sia mai andata via davvero. Che sia rimasta qui, intrappolata tra l’acqua e il silenzio. Che mi guardi. Che mi segua. Che mi aspetti.

E allora mi chiedo: sono io che cerco lei, o è lei che sta cercando me?

Non so cosa succederà nell’anno nuovo. Non so cosa scopriremo. Non so se sarò pronta.

Ma so una cosa: non voglio più essere la bambina che subisce. Voglio essere la donna che cerca. Che affronta. Che rompe il silenzio.

E se la verità fa male… beh, almeno sarà mia.

«La verità non è un regalo di Natale. È un debito. E io sono pronta a pagarlo.»

«Prima di dormire ho chiuso gli

occhi e ho pensato a lei. 

A mia madre. 

E per un istante — un solo,

brevissimo istante — 

ho sentito un respiro vicino al

mio orecchio. Caldo. Umano. 

E una voce che non sentivo da

ventisei anni, 

ma che ho riconosciuto senza

esitazione. “Martina.” 

Ho riaperto gli occhi. La stanza

era vuota. Ma il mio cuore no.»

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⏰ CONTENUTI EXTRA : video dell' Antica Darsena, dove vive Martina

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⏰ "Fuori onda" «evolversi o morire»  Massima di Anthony Rose

A livello individuale, l'evoluzione non riguarda più solo l'acquisizione di competenze (sapere qualcosa), ma la capacità di disapprendere.

​Adattabilità: La capacità di modificare il proprio comportamento in base ai cambiamenti dell'ambiente circostante.

​Resilienza: Non solo resistere agli urti, ma usarli come carburante per cambiare forma (antifragilità).

​Curiosità: L'antidoto all'obsolescenza. Chi smette di imparare inizia a "decadere" intellettualmente molto prima della fine biologica.

Nel mercato globale, questa massima è diventata il mantra della sopravvivenza digitale.

​Innovazione continua: Ci sono Aziende famose per la produzione di pellicole fotografiche, rullini, stampe chimiche; esse hanno cessato di esistere, sono esempi classici di chi ha scelto di non evolversi per proteggere il presente, perdendo il futuro.

​Agilità: Non vince più il più grande, ma il più veloce a rispondere ai segnali del mercato.

​Tecnologia: Oggi l'evoluzione passa inevitabilmente per l'integrazione dell'intelligenza artificiale e dell'automazione.


In natura, l'evoluzione non è una scelta consapevole, ma una necessità guidata dalla selezione naturale.

​Non è il più forte a sopravvivere: Come diceva Darwin, sopravvive chi è più reattivo al cambiamento.

​Specializzazione vs Versatilità: A volte evolversi significa specializzarsi in una nicchia, altre volte restare generalisti per sopravvivere a cambiamenti climatici o ambientali.

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- Puntata 14 : Domenica 4/01/2026


La quiete invernale del Lago d'Orta era interrotta solo dal vento che fischiava sulla vecchia darsena. La villa di Gabriele, vicino all'acqua, ospitava un incontro teso e riservato.


L'ispettore Sergio, Martina, e Ettore erano riuniti per fare il punto delle indagini. Sergio riassumeva i fatti in base ai suoi appunti: Laura è scomparsa dopo il 12 settembre 1999. Era incinta di sei settimane il 3 agosto 1998 e Daniel Rose è il sospettato principale per essere il padre di Martina. La data chiave è il 17 luglio 1998, un giorno di pericolo per Laura.


Sergio disse «La Maga di Borgomanero sta usando un emissario per lasciare indizi al Lido. Non vuole che Laura sia dimenticata, ma non vuole neanche che la verità sia svelata del tutto»

concluse Sergio. «È un gioco di controllo.»


Martina fissava il lago immobile, stringendo il portachiavi a luna crescente. Disse «La Maga sa qualcosa. È lei il tramite, la voce occulta. Ma non posso credere che voglia solo osservarci.»


Gabriele, che aveva evitato di parlare del suo legame con Laura e Daniel, era visibilmente scosso. 


Sergio incalzò: «Gabriele, tu eri vicino a Laura. Hai visto il rapporto tra lei e Daniel, che era “né amicizia, né amore, né semplice conoscenza”. Deve esserci un luogo, un oggetto che tu non mi hai ancora detto, un luogo dove Laura si sentiva al sicuro.»


Gabriele si massaggiò le tempie, gli occhi che tradivano paura. Disse quasi sottovoce «Un luogo... Laura, quando era spaventata, andava alla darsena. Non per le barche in uso, ma per quelle abbandonate.»


«Cosa intendi?» chiese Sergio.


Gabriele sussurrò: «Laura non aveva soldi per comprare nulla. Ma la Maga, l'amica dei fratelli Rose, lei sì. Ha comprato anni fa una vecchia barca a vela, l'ha nascosta qui alla darsena abbandonata. Non l'ha mai usata per navigare.»


L'attenzione di tutti si spostò sulla darsena fuori dalla finestra di Gabriele.


Ettore, l'uomo che "ha visto cose" e che è stato custode del segreto per anni, intervenne. «Quella barca... La Maga la usa come archivio. Laura lo sapeva. Quando Daniel era sparito e lei si preparava a fuggire con la bambina, mi disse che se le fosse successo qualcosa, i segreti sarebbero stati custoditi “vicino a dove l'acqua è ferma”.»


Sergio comprese «Quindi, la Maga non solo orchestra i messaggi, ma conserva anche tutte le prove che Laura e Daniel volevano distruggere per la loro fuga. La barca è il nodo occulto, il loro archivio vivente. Domani mattina venite tutti qui, dobbiamo indagare»

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- Puntata 15 : Lunedi 05/01/2026

Alle 09:00 di mattina erano tutti pronti, insieme, seduti sotto il portico di Gabriele. 

Sergio esclamò «La Maga non ci darà le risposte. Le prenderemo con la forza.» 

Gabriele era combattuto, la sua ambiguità in mostra. Si sentiva imprigionato. Il gruppo si dirigeva in silenzio verso la darsena, l’aria era pungente, previsioni di pioggia, forse neve ad alte quote.

Sergio salì per primo sulla barca, il legno scricchiolava sotto i suoi passi. La luce del mattino filtrava tra le vele arrotolate e le corde tese.

Martina lo seguì, stringendo il portachiavi nella mano, come se fosse un amuleto.

Gabriele esitò, poi salì.

Ettore rimase a terra, osservando in silenzio.

All’interno della cabina, l’aria era fredda e immobile. C’era odore di carta vecchia e legno umido. Sul tavolo, una scatola di latta chiusa con un nastro blu. Sergio la aprì lentamente. Dentro, fotografie in bianco e nero, una lettera non firmata, e un piccolo diario con la copertina in pelle.

Martina lo prese tra le mani. Le pagine erano fitte, scritte con calligrafia nervosa. Le prime righe dicevano:

“Se stai leggendo, vuol dire che non sono riuscita a tornare. Ma non tutto è perduto.”

Gabriele si voltò di scatto. «Questa scrittura… è di Laura.»

Sergio annuì. «E questo è il suo archivio. La barca non era un rifugio. Era un testamento.»

Ettore salì a bordo. «Ci sono altri oggetti. Un portafoglio, una chiave, un foglio con il simbolo della luna crescente.»

Martina strinse il diario e disse «La Maga non ha solo custodito. Ha selezionato. Ha deciso cosa dovevamo trovare.»

La puntata si chiude con Martina che sfoglia il diario, mentre la luce del lago si riflette sulle pagine. Il gruppo è riunito, ma ognuno è solo davanti alla verità.

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- Puntata 16 : Venerdì 16/01/2026

📍A casa dei nonni, in zona antica darsena, vicino alla villa di Gabriele, Martina era nella sua stanza silenziosa.

Aprì il diario di Laura, trovato nella barca abbandonata della maga. Le pagine ingiallite facevano tremare le sue mani.

La calligrafia nervosa di Laura riportava una data precisa: 17 luglio 1998. “Quel giorno partimmo per Londra. Era un viaggio di lavoro, ma era anche una bella vacanza per me. Con Daniel e Anthony ci muovemmo tra Notting Hill e Portobello Road.

Loro parlavano di affari, di antiquariato e di moda vintage. Io osservavo la folla, i colori, i mercati. Sentivo che tutto era più grande di me."

Laura annotava dettagli pratici: gli orari degli spostamenti, gli indirizzi dei negozi, le somme di denaro che Anthony maneggiava.

“Daniel mi portò nel suo laboratorio a Notting Hill, un luogo che possedeva da anni. Tra gli strumenti da orafo, il metallo e le pietre, c'erano libri di magia. Passai il pomeriggio seduta su un divano a leggere strani libri, intanto Anthony era al mercato a proseguire i suoi affari, invece Daniel si mise a fabbricare il portachiavi a forma di luna crescente ed incise la data 17 luglio 1998.”

“Poi con uno strumento strano, a me sconosciuto, sembra che applicò altri dati a quel portachiavi, messaggi occulti che non mi spiegò.”

Martina chiuse il diario e rimase in silenzio. Dal cassetto della sua camera prese il portachiavi originale di sua madre, da sempre custodito a casa dei nonni. Lo posò accanto alla copia trovata al Lido, lasciata dall’emissario della Maga. A prima vista sembravano identici: stessa forma di luna crescente, stessa data incisa.

Ma Martina, spinta da un sospetto, decise di osservare meglio. Recuperò un vecchio microscopio che usava a scuola. Con pazienza, avvicinò il portachiavi originale alla lente. Fu allora che li vide: incisioni piccolissime, invisibili a occhio nudo, distribuite lungo il bordo interno del metallo. Non erano lettere, non erano numeri. Erano simboli sconosciuti, segni che non appartenevano a nessun alfabeto che Martina conoscesse. 

La copia trovata al Lido, invece, non mostrava nulla di simile: era un duplicato superficiale, privo di quei dettagli occulti. Martina comprese che il portachiavi originale non era solo un oggetto inciso da Daniel nel laboratorio di Notting Hill. Era un manufatto che conteneva messaggi nascosti, forse codici o simboli rituali, che Laura non aveva mai potuto decifrare.

La scena si chiude con Martina che resta immobile davanti al microscopio, consapevole che il portachiavi originale custodisce un segreto da svelare.

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- Puntata 17 : Sabato 17/01/2026

Martina riaprì il diario. Le pagine seguenti erano più fitte, la calligrafia di Laura più nervosa.

“Tornammo in Italia. Daniel mi disse che il portachiavi era un segno di protezione. Ma io non ci credevo. Ogni volta che lo toccavo, sentivo come una vibrazione sottile. Anthony non ne parlava mai. Faceva finta che non esistesse.”

Laura racconta che pochi giorni dopo il ritorno, Daniel le consegnò una busta chiusa, dicendole di aprirla solo in caso di pericolo. Laura non l’aprì mai. La busta rimase nascosta dentro un cassetto chiuso a chiave, nella casa di Gabriele, dove lei abitava al piano terra.

“La chiave non era mai nelle mie mani. Daniel disse che un giorno l’avrei trovata, e che solo allora avrei potuto aprire il cassetto. Io non cercai mai. Non volevo sapere.”

Martina chiude il diario e ripensa alla chiave trovata sulla barca abbandonata della Maga. Ora tutto combacia: quella chiave non è un oggetto casuale, ma è destinata ad aprire il cassetto che custodisce la busta di Laura.

Martina richiuse il diario. Le parole di Laura le rimbombavano nella mente: “La busta è chiusa in un cassetto, aprila solo se avrai la chiave.”

Non esitò. Prese la chiave trovata sulla barca della Maga e uscì dalla casa dei nonni. Attraversò la darsena e raggiunse la casa di Gabriele. L’edificio era silenzioso, il piano terra dove Laura aveva vissuto sembrava immobile nel tempo. La porta d'ingresso non era chiusa a chiave.
Entrò, Il mobile antico era ancora lì vicino la finestra, con il cassetto che da anni nessuno aveva mai aperto. Martina infilò la chiave nella serratura: un clic secco ruppe il silenzio.
Il cassetto si aprì lentamente. Dentro, avvolta in una carta ingiallita, c’era la busta di Laura, intatta, mai toccata da nessuno.
Martina la prese con mani tremanti. Non la aprì subito: la tenne davanti a sé, consapevole che quel gesto avrebbe cambiato tutto.

La scena si chiude con Martina che esce dalla casa di Gabriele stringendo la busta, pronta a scoprire il segreto che sua madre aveva custodito per quasi trent’anni.

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- Puntata 18 : Domenica 25/01/2026

Martina era seduta davanti al tavolo nel salotto dei nonni. La busta di Daniel giaceva immobile accanto a lei, ingiallita dal tempo.

L’orologio segnava le 16:00: stava aspettando Sergio.

Un lieve bussare alla porta annunciò il suo arrivo. I nonni si affacciarono per salutarlo con discrezione, e la nonna, senza dire nulla, gli preparò un caffè.

Sergio si sedette al tavolo, la tazzina fumante tra le mani, lo sguardo fisso sulla busta.

Sergio disse « Martina, mi dispiace averti fatto aspettare così tanto tempo, mi hai chiamato sabato 17, ma in centrale a Novara sono davvero sopraffatto da troppi impegni. »

Martina prese un respiro profondo e, con lentezza, aprì il sigillo. Dall’interno estrasse un solo foglio. Non c’erano parole, non c’erano frasi: solo disegni di simboli sconosciuti, tracciati con mano ferma, come se appartenessero a un linguaggio che nessuno dei due aveva mai visto.

Il silenzio si fece più denso. Martina e Sergio si scambiarono un’occhiata carica d'inquietudine. Non era un messaggio da leggere, ma un enigma da decifrare.

Sergio prese in mano il foglio, lo annusò, poi lo esaminò come fosse al tatto, strofinandolo con i polpastrelli.

Martina lo guardava sorridendo, forse questa scena era esilarante, perché quell’uomo di bassa statura, a volte faceva tenerezza.

Squillò il telefono di Martina, era Gabriele…

Pochi minuti dopo Gabriele entrò in casa e lo aggiornarono sui nuovi dettagli misteriosi.

Nel frattempo, si udì la sirena dei vigili del fuoco, era lontana ma non troppo. Gabriele uscì fuori a guardare e verso il lido c’era una nube di fumo. Poco dopo si udì anche la sirena di un’ambulanza.

Uscirono tutti e si diressero a piedi verso il lido, intanto Gabriele disse « Ossignore, sarà mica l’autorimessa di Ettore….»

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- Puntata 19 : Domenica 01/02/2026

Il cielo di Novara era grigio e pesante, Martina scese dal treno e si recò verso l’ospedale. Aveva stretto tra le mani un piccolo mazzo di fiori, gesto semplice ma necessario.

Ettore era ricoverato da giorni, dopo l’incendio della sua autorimessa in zona Lido. La sua stanza si trovava al terzo piano, reparto medicina. Martina percorse il corridoio lentamente, osservando le porte numerate, finché raggiunse quella giusta.

Entrò. Ettore era disteso sul letto, pallido ma vigile. Le mani segnate dal tempo e dalla fatica si muovevano appena, ma il suo sguardo si accese quando vide Martina. Non parlò subito: il silenzio fu un ponte tra loro.

Martina posò i fiori sul comodino e si sedette sulla sedia vicino il letto. Gli raccontò con voce calma gli ultimi avvenimenti: la busta di Daniel, i simboli misteriosi, l’arrivo di Gabriele, le sirene che avevano squarciato il silenzio. Ettore ascoltava, gli occhi fissi su di lei, come se quelle parole fossero più forti del dolore.

Un’infermiera entrò per controllare le flebo e annotare i parametri, poi uscì senza interrompere il filo della conversazione.

Ettore sollevò appena la mano, accennando un gesto che sembrava dire: continua.
Ma poi, con voce roca ma ferma, Ettore iniziò a raccontare: «Quel giorno… io stavo dormendo davanti al camino, dentro l’autorimessa che era come un bungalow. Il fuoco ardeva tranquillo, e io mi ero assopito sulla poltrona.

All’improvviso, le grida del vicino mi hanno svegliato. Urlava il mio nome, bussava forte perché la porta era chiusa. Mi sono alzato di scatto e ho visto il fumo che invadeva la stanza: l’arredamento vicino al camino stava bruciando, le fiamme si erano già allargate. Se non fosse stato per lui, forse non sarei qui a raccontarlo.»

Martina rimase immobile, colpita dalla semplicità e dalla gravità di quelle parole. Ettore chiuse gli occhi un istante, come se rivivesse la scena.

La puntata si chiude con il silenzio pesante della stanza, mentre Martina riflette
"quest’uomo ha rischiato di morire, e di portare con se alcuni segreti….”

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Puntata 20 : Domenica 08/02/2026

L’autorimessa di Ettore era ancora impregnata di odore di fumo. Le pareti annerite, i mobili deformati dal calore, il camino spento: tutto parlava dell’incendio recente.

Ettore era in ospedale; Martina, Sergio e Gabriele erano entrati lì più per curiosità che per altro, osservando i resti di ciò che era sopravvissuto alle fiamme.

Tra gli oggetti anneriti, Gabriele notò una statuetta a forma di omino che sorregge una clessidra, rimasta quasi intatta. La sollevò, la girò tra le mani, e sul fondo intravide segni incisi, nascosti sotto la fuliggine. «Guardate qui…» disse, mostrando la base. Non si riusciva a leggere nulla, ma la sensazione era che ci fosse qualcosa di importante.

Decisero di portarla via.

A casa di Martina, la statuetta fu appoggiata sul tavolo. Con calma, prese un limone e un panno, e iniziò a strofinare la superficie annerita. Lentamente, i segni emersero. Non erano semplici graffi: era un cifrario inciso.

Sergio, sussultò e disse «Ho già visto oggetti fatti così, sotto la statuetta c’è una “ruota di cesare”,  è un dispositivo formato da due dischi concentrici, in questo caso di rame, sul disco esterno sono incisi dei simboli, su quello interno le lettere dell’alfabeto latino esteso. Ogni simbolo corrisponde alla lettera che si trova spostata di un certo numero di posizioni, definita traslazione. Dobbiamo scoprire di quanto si deve traslare, altrimenti i risultati sarebbero indeterminati.  Comunque in sostanza se i simboli sul portachiavi e sulla lettera di Daniel sono uguali a quelli su questa ruota di cesare, possiamo svelarne il significato occulto.»

Gabriele prese la statuetta e si mise a contare con le dita, bisbigliando qualcosa, poi disse

«oltre a non conoscere se dobbiamo traslare di tre oppure di qualunque altro numero, abbiamo un ulteriore segreto da svelare»

Gabriele si inginocchiò sulla sedia e si protrasse in avanti per essere visto meglio, poi con le dita indicò «vedete ci sono 32 simboli, poi invece di 26 lettere conosciute da chiunque a questo mondo, vedo l’aggiunta di 6 lettere o meglio glifi sconosciuti che sembrano appartenere a un sistema linguistico alternativo, quasi alieno» 

Martina si mise a ridere; Sergio si strofinò i capelli e si accese una sigaretta, poi confabulò qualche parolaccia.

Gabriele infine disse «Non dobbiamo sentirci frustrati, anzi dobbiamo imparare ad usare questo dispositivo per svelare il mistero più importante: dovè Laura !!!»

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