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stagione-3

 🕵️ STAGIONE 3

RACCOLTA DELLE PUNTATE

dalla 21 alla 30 in ordine di pubblicazione

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-Puntata 21 : Giovedi 12/02/2026

 
 📍  – Borgomanero, presso 

“Sorrisi ed Emozioni antiquariato”

Sergio si trovava difronte alla vetrina del negozio, ore 16:00, eppure la serranda era abbassata . 

La prima volta che parlò con Anthony Rose era il 01 dicembre 2025, aveva promesso di chiamare prima di passare a far visita, ma il nervosismo e il desiderio di capire il funzionamento di quella “ruota di cesare” lo stava consumando. 

La notte riusciva a malapena a dormire quattro ore.

Dal bar difronte vide uscire Anthony Rose insieme alla stessa donna che quel giorno domandò informazioni sul fratello Daniel.  

L’ansia e lo stupore gli fecero bruciare le labbra dalla sigaretta ormai consumata. 

I due si diressero verso il parcheggio, la Signora salì su una macchina d’epoca. Anthony tornò al negozio, non rimase sorpreso d’incontrare Sergio.

Dopo le classiche scene di convenevoli, Anthony disse a Sergio «Venga, entriamo dal retro, oggi non apro, devo fare un po' di contabilità.» 

Giunti nel cortile dietro il negozio, Anthony appoggiò il dito indice su un lettore digitale, la porta si aprì. Un lungo corridoio, pieno di oggetti su scaffalature in lamiera, portava ad un magazzino ed all’ufficio. Un retro bottega molto spazioso, ma soprattutto meticolosamente ordinato e pulito.

Sergio notò che in cima ad un ripiano c’era una statuetta simile a quella trovata da Ettore. Sergio chiese di poterla guardare meglio da vicino. Anthony salì su una scaletta e la prese «venga in ufficio, ci sediamo»

Sergio fece finta di non aver mai visto un oggetto così, continuava ad ammirarla tra le mani, mentre con il piedi aveva un ticchio e colpiva ripetutamente la scrivania.

Anthony disse «questa statuetta è una creazione di mio fratello Daniel, l’omino di rame che sorregge la clessidra in vetro è la rappresentazione del "demone del destino". Ne sono state prodotte solo 12, questa la tengo per ricordo.»    

Sergio chiese immediatamente «E questi due dischi girevoli sotto la base cosa servono ?»

Il viso di Anthony divenne cupo, ma rispose «E’ una “ruota di Cesare”, o più correttamente Cifrario di Cesare, prende il nome da Gaio Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.), il generale e dittatore romano.  
Cesare utilizzava questo metodo crittografico per scambiare messaggi segreti con i suoi luogotenenti durante le campagne militari e con i suoi collaboratori, per assicurarsi che i suoi ordini non venissero intercettati e compresi dai nemici.» 

Sergio imitò l’espressione di un bambino affascinato e disse «Meraviglioso, ma le lettere dell’alfabeto sono 26, come mai ne sono state aggiunte 6 sconosciute?»

Anthony , un po' infastidito «Non conosco il motivo»

Sergio allora cambiò espressione e timbro «E’ sicuro, vuole nascondermi qualcosa?»

Anthony si alzò per prendere un faldone di documenti «Ispettore, lei mi tratta come se fossi sotto interrogatorio, questo è disdicevole, mi offende. Ora, perfavore dovrebbe lasciarmi solo, devo sbrigare la mia contabilità»

Sergio si alzò e con atteggiamento nervoso allungò la mano verso Anthony, fu una stretta di mano molto vigorosa,

Anthony provò dolore «Bene, se non vuole stritolarmi la mano, venga l’accompagno all’uscita, mi spiace ma il tempo della clessidra oggi è terminato»

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-Puntata 22 : Martedi 17/02/2026 

📍Novara – Questura

Sergio stava passeggiando nel parco antistante, fumava nervosamente, nel frattempo con la bocca …bisbigliava ipotesi, gesticolava, tracciava nell’aria linee invisibili con le dita . 
Squillò il telefono di servizio, era il suo collega del reparto indagini scientifiche, lo chiamò per salire in ufficio.

«Sergio, ho esaminato questo portachiavi e il foglio utilizzando il cifrario sotto la statuetta. Nonostante non sapessi la chiave per traslare, cioè un numero intero fisso (k) che indica di quante posizioni spostare ogni lettera dell'alfabeto rispetto ai simboli della ruota esterna, ho tradotto, cioè decifrato tutto. Ho da darti notizie stravolgenti.» disse Mario […]

« Lo sapevo, ca…., questa vicenda mi porterà alle cronache ...» disse Sergio tutto emozionato

Mario lo guardò, prima sorrise, poi cambiò espressione « No Sergio, qui c’è da andare con i piedi di piombo, è un caso internazionale, stai toccando organizzazioni segrete… »

I due dialogarono tutto il pomeriggio. 

Sergio tornò a casa stanco, come se avesse scavato in una miniera. Ma quella notte, la statuetta non lo lasciò dormire.

Incubi e malessere generale lo tennero sotto scacco fino al mattino. Quella notte Sergio si addormentò tardi, con il portachiavi sul comodino e la statuetta sul tavolo.

Il sonno lo prese a scatti, e subito si trasformò in un incubo: “Il portachiavi di Laura pendeva dal soffitto come un pendolo, oscillando senza rumore. La statuetta, invece, non era più sul tavolo: lo osservava dal centro della stanza, alta quanto lui. Ogni volta che provava ad avvicinarsi, la clessidra si capovolgeva da sola.  
La sabbia scendeva veloce, ma non toccava mai il fondo: spariva a metà strada. Un suono metallico, come catene che strisciano, riempiva l’aria." 

Sergio cercò di gridare, ma dalla sua bocca uscì solo sabbia. Si svegliò di colpo, con la gola secca e il portachiavi stretto nella mano, come se l’avesse afferrato nel sonno. La statuetta, però, non era più sul tavolo.”

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-Puntata 23 : Lunedi 23/02/2026 

📍Casa dei nonni di Martina

Il salotto è silenzioso, solo l’orologio scandisce i secondi. Sergio tiene il portachiavi tra le mani, la statuetta è sul tavolino a fianco una tazza di caffè.

Sergio: «Martina, abbiamo decifrato il messaggio inciso sul portachiavi. È una parola segreta. Serve ad aprire una cassetta di sicurezza a Lugano; dentro ci sarà qualcosa che tua madre Laura ha voluto proteggere.»

Martina lo ascolta, immobile, con gli occhi fissi sul portachiavi.

Sergio: «Ma non è tutto. Nel foglio di Daniel si parla di una cripta sotto il suo laboratorio di orafo a Notting Hill. Non è un semplice nascondiglio: è collegata a ciò che troveremo in Svizzera. Due indizi, due luoghi, un’unica verità.»

Martina inspira profondamente, come se stesse assorbendo il peso di quelle parole.

Martina: «Quindi… il portachiavi e la statuetta non sono solo ricordi. Sono la chiave di un disegno più grande.»

Sergio: «Esatto. Non si tratta di scegliere, ma di scoprire tutto. Lugano e Notting Hill sono due facce della stessa trama. E noi dobbiamo seguirle entrambe.»

Il silenzio torna a riempire la stanza. La statuetta sembra osservare i due, mentre il portachiavi brilla sotto la luce del lampadario.

Sergio: «Tu sei libera da impegni ? Puoi viaggiare ?»

Martina: « Si, il mio contratto stagionale è terminato da un po', il chiosco vicino al Lido è chiuso, anzi, Gabriele mi ha detto che ha preso in gestione un locale sul Mottarone »

Sergio: «Come sta Ettore?»

Martina: «Si è ripreso, ma nell’ultima telefonata che abbiamo fatto mi ha confidato che ha paura di tornare nella sua residenza al lago, si sente solo e teme che l’incendio non è un incidente. Per ora è ospite di suo nipote a Borgomanero.»

Il silenzio tornò a riempire la stanza. L’orologio dei nonni scandiva i secondi, ma sembrava rallentare. Martina fissava la statuetta sul tavolino: per un istante ebbe l’impressione che la clessidra si fosse capovolta da sola.

Sergio si alzò, posò il portachiavi accanto alla tazza di caffè e disse a voce bassa: «Martina, da questo momento siamo dentro un mistero, non confidarti con nessuno, nemmeno con Gabriele ed Ettore»

La luce del lampadario tremolò, come se un’ombra fosse passata tra loro. Martina strinse le mani, e nel silenzio si udì solo il ticchettio dell’orologio, più forte, più insistente.

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-Puntata 24 : Sabato 28/02/2026 

📍Lugano

La città li accolse con un silenzio ordinato, le strade pulite e il lago immobile sotto il cielo grigio. Sergio e Martina camminavano rapidi, con il portachiavi stretto nella tasca del soprabito.

Entrarono nella prima banca: l’impiegato li guardò con cortesia, ma il codice inciso sul portachiavi non corrispondeva a nulla. Uscirono con un senso di disagio.

La seconda banca fu ancora più frustrante: controlli di sicurezza, firme richieste, occhi che li scrutavano. Sergio sentì il peso del suo collega Mario sulle spalle, il monito di non fidarsi di nessuno.

Alla terza banca, invece, il portachiavi trovò riscontro. L’impiegato riconobbe il codice e con un dispositivo digitale eseguì una Procedura biometrica: scansionò il viso di Martina, poi gli occhi ed infine le impronte digitali.

A quel punto disse una frase che gelò il sangue: «Benvenuta Signorina Rose Martina, sono lieto di accompagnarla ai beni lasciati da suo padre Rose Daniel. Il suo arrivo era previsto.» 

Li accompagnò in un corridoio sotterraneo, illuminato da luci fredde. Le porte blindate si chiudevano alle loro spalle, e ogni passo sembrava più pesante.

Davanti alla cassetta di sicurezza, Sergio inserì la parola segreta decifrata con la ruota di Cesare. Il meccanismo scattò con un suono metallico.

All’interno, non c’erano documenti né denaro comune:
   • Una chiave antica, che sembrava appartenere a un portone nascosto.
   • Dodici lingotti d’oro, ordinati con precisione, lucidi e silenziosi, come un tesoro dimenticato.

Martina rimase senza fiato. «Dodici…» sussurrò, sfiorando il metallo con la punta delle dita.

Sergio chiuse la cassetta con cautela. «Questa chiave aprirà la cripta di Notting Hill. L’oro… è un segnale. Non siamo soli in questa storia.»

Uscirono dalla banca con il cuore pesante. Sul marciapiede, Martina ebbe l’impressione che una figura li osservasse da lontano. Quando si voltò, non c’era più nessuno.

Sergio e Martina salirono velocemente in macchina per tornare a casa.
La strada di rientro era silenziosa, il lago alle spalle e la frontiera ormai superata. Sergio guidava concentrato, Martina fissava il portachiavi e la chiave antica, mentre sotto i piedi conservava la borsa con i lingotti.

Dietro di loro, una macchina scura apparve nello specchietto. All’inizio sembrava un’auto qualsiasi, ma presto accelerò, avvicinandosi troppo. Sergio strinse il volante.
In una curva stretta, quella macchina li tamponò con violenza. L’auto di Sergio sbandò, finendo su una piazzola isolata. La polvere si sollevò, il motore ruggì, poi il silenzio.

La portiera della macchina scura si aprì. Un uomo scese rapido, come un sicario, pistola in mano. Si avvicinava senza dire una parola.

Sergio non esitò: estrasse la pistola e sparò un colpo secco. La pallottola colpì la gamba del sicario, che cadde a terra con un grido soffocato. L’arma gli sfuggì di mano, ma restò cosciente, il volto contratto dal dolore.

Martina tremava, gli occhi spalancati. «Sergio…» sussurrò un grido strozzato dalla paura.

Proprio in quell’istante, i lampeggianti e la sirena di un’auto congelarono la scena nella piazzola. Una pattuglia della polizia stradale si fermò, sorpresa dalla scena: due auto incidentate, un uomo ferito a terra, Sergio con la pistola ancora in mano.

Gli agenti scesero rapidi, mani sulle fondine. «Fermi! Polizia!»
Il silenzio della piazzola si riempì di tensione. Martina alzò le mani, Sergio abbassò lentamente l’arma. Il sicario, dolorante, continuava a fissarli, come se il suo sguardo fosse un avvertimento.

Gli agenti della stradale presero in consegna tutti e tre. La giornata si concluse in centrale, tra interrogatori lunghi e domande serrate. 

Solo verso sera, Sergio e Martina rientrarono a casa stanchi. Il mistero non si era dissolto: si era appena fatto più oscuro.

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-Puntata 25 : Domenica 01/03/2026 

📍Nella vecchia darsena, il salotto dei nonni di Martina era molto accogliente; i divani in pelle venivano sempre trattati con il latte detergente per conservarli morbidi. 

Il gatto stava dormendo tra un cuscino e l’altro, in posizione supina, sembrava sognare gli uccellini, ogni tanto emetteva dei versetti buffi.

Martina fissava i documenti italiani: carta d’identità, tessera sanitaria, tutto riportava il cognome della madre Laura. Nessuna menzione del padre. «Ho sempre pensato che fosse normale…» disse Martina a voce bassa «Non ricordo nulla di quando ero piccola, non ho mai visto foto ricordo»

Sergio la osservava con attenzione. «Eppure a Lugano non hanno avuto dubbi. Per loro sei registrata come figlia di Laura e di Daniel Rose. Non è un errore burocratico; è una scelta.»

Martina strinse le mani. «Quindi… In Svizzera, invece, ho un padre. Devo scoprire cos’è successo. Dov’è ?»

Il silenzio si fece più pesante. La luce del lampadario tremolò, come se la stanza respirasse con loro.

Sergio si chinò verso la chiave. «Questa non è solo un oggetto. È un’eredità. Daniel Rose ha lasciato tracce precise: la registrazione in Svizzera, la cassetta di sicurezza, la cripta di Notting Hill. È come se avesse voluto che tu arrivassi fin qui.»

Martina inspirò profondamente. «Ma perché nascondere tutto in Italia? Perché cancellare il suo nome dai miei documenti?»

Sergio scosse il capo. «Forse Laura voleva proteggerti. Forse Daniel era coinvolto in qualcosa che non doveva emergere. Ora, però, il mistero non riguarda solo lui. Riguarda te.»

Martina si alzò, prese la chiave tra le mani e la sollevò verso la luce. «Se voglio sapere chi sono davvero, devo aprire quella cripta.»

L’orologio dei nonni scandì un rintocco più forte, come un segnale.

Sergio rimase in silenzio, consapevole che da quel momento il viaggio verso Londra non era più una scelta, ma un destino.

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-Puntata 26 : Domenica 08/03/2026 


📍La casa del nipote di Ettore,
a Borgomanero, era immersa in una quiete domenicale.

Le finestre lasciavano entrare una luce morbida, e il profumo del pranzo si mescolava al rumore lontano del traffico.

Ettore era seduto in poltrona, avvolto in una coperta leggera, lo sguardo rivolto verso il giardino.

Il nipote, stava sistemando alcune carte sul tavolo quando sentì un rumore lieve, come un sospiro. Si voltò. «Zio? Tutto bene?»

Ettore non rispose. Il suo volto era sereno, gli occhi chiusi come se si fosse semplicemente addormentato.
Il nipote si avvicinò, lo chiamò ancora, poi capì.

Un silenzio improvviso riempì la stanza, un silenzio che non apparteneva alla casa, ma al tempo stesso sembrava avvolgerla.

La notizia arrivò a Martina e Sergio nel tardo pomeriggio. Erano ancora a casa dei nonni quando il telefono squillò. Martina rispose, e il tono spezzato bastò per farle capire tutto. «Ettore… se n’è andato.»

Martina rimase immobile, la voce bloccata in gola. Ettore era sempre stato una presenza discreta, un uomo che parlava poco ma osservava molto. Aveva conosciuto Laura, aveva visto Martina crescere. Era uno degli ultimi legami con un passato che ora sembrava sgretolarsi pezzo dopo pezzo.

Sergio le si avvicinò, posandole una mano sulla spalla. «Mi dispiace, Martina.»
Lei annuì, ma nella sua mente qualcosa si muoveva.
Ettore era morto proprio ora, proprio in questi giorni in cui la verità stava emergendo. «È solo una coincidenza… vero» mormorò, più a se stessa che a Sergio.
Nessuno rispose.

La puntata si chiude con Martina che guardava la chiave antica sul tavolo. La morte di Ettore non era solo un dolore: era un segnale.
Un altro tassello che cadeva, un’altra porta che si chiudeva. E l’unica che restava da aprire era quella della cripta di Notting Hill. 

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-Puntata 27 : Venerdì 13/03/2026

La settimana era trascorsa lenta e pesante. Dopo la morte di Ettore, la casa dei nonni sembrava sospesa in un silenzio che nessuno riusciva a spezzare.

Martina non parlava molto; Sergio la osservava, sapendo che ogni parola sarebbe stata inutile.

La mattina del 13 marzo, il telefono squillò. Martina rispose con un filo di voce. Dall’altra parte, il nipote di Ettore «Sono arrivati i risultati… dovreste venire.»
Il viaggio verso Borgomanero fu un tragitto di pensieri tesi. Il cielo era grigio, come se la giornata sapesse già cosa stava per rivelare.

Il nipote li accolse sulla soglia, il volto tirato. «Entrate. Non voglio dirvelo qui fuori.»
Li condusse in salotto. Sul tavolo c’erano alcuni fogli piegati e una busta con scritto “x martina”

Il nipote di Ettore inspirò profondamente. «I medici… hanno trovato qualcosa che non va. Ettore non è morto per cause naturali.»

Martina sbiancò. «Cosa intendi?»

«Nel sangue c’erano tracce di un farmaco che non avrebbe mai dovuto assumere. Un farmaco usato per… far parlare le persone.»

Abbassò lo sguardo. «Pentothal.»

La parola rimase sospesa nell’aria, pesante come un macigno. Sergio si irrigidì. «Qualcuno lo ha interrogato. E poi…» Non finì la frase. Non serviva.

Martina si sedette lentamente, come se le gambe non la reggessero più. «Ma perché? Perché Ettore?»

Il nipote indicò la busta. «Forse per questo. L’ha scritta qualche giorno fa. Ha detto che doveva essere consegnata solo a te.»

Martina la prese con mani tremanti. La carta era leggera, ma sembrava pesare quanto tutto il passato che non aveva mai conosciuto. La aprì. Dentro c’era un foglio piegato in due, scritto con la grafia incerta di Ettore.

Lo lesse in silenzio. Poi lo rilesse. E quando alzò lo sguardo, gli occhi erano pieni di paura.

«Sergio… c’è scritto che esiste una setta. Una setta segreta. Daniel ne faceva parte.» Deglutì. «E a guidarla c’è una donna. La chiamano… la Maga dei Rose.»

Sergio rimase immobile. «La stessa setta che ora sta cercando te.»

Martina chiuse il foglio con un gesto lento. «Ettore è morto per questo. Perché sapeva. Perché voleva avvertirmi.»

Il silenzio che seguì non era più quello del lutto. Era il silenzio di chi capisce che il pericolo è molto più vicino di quanto immaginasse.

La puntata si chiuse con Martina che stringeva la busta al petto. 

La partenza per Londra non era più solo rimandata. Era diventata una corsa contro il tempo.

E la Maga dei Rose aveva appena fatto la sua prima mossa.

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-Puntata 28 : Mercoledì 18/03/2026 

La notte era stata un mosaico di immagini spezzate.

Martina si era svegliata più volte, con il cuore in gola e la sensazione di aver vissuto qualcosa che non le apparteneva. Non ricordava i sogni, ma ricordava il rumore delle foglie, come se qualcuno le avesse sussurrato da molto vicino.

La mattina, Sergio la trovò in cucina, immobile davanti a una tazza di tè ormai freddo.

«Non hai chiuso occhio» disse.

Martina annuì lentamente. «Ho visto… cose. Non so come spiegarlo. Come se stessi guardando ricordi che non sono miei.»

Sergio non insistette. «Facciamo due passi. Ti farà respirare.»

Il Lido pubblico, quel mercoledì, era deserto. L’aria di marzo era tagliente, e il cielo sembrava una lastra di metallo. Martina camminava senza una direzione precisa, ma a un certo punto si fermò di colpo.

«Dobbiamo andare da quella parte» disse. «Perché?» chiese Sergio. «Non lo so. Lo sento.»

Lo condusse verso un vecchio pioppo isolato, un albero che aveva visto mille volte senza mai farci caso. Si fermò davanti al tronco. Il vento era immobile, ma le foglie tremarono.

Martina allungò la mano. Sfiorò la corteccia.
E il mondo cambiò.

Un lampo. Un’immagine. Un ricordo che non era suo.
Vide una donna — capelli scuri, occhi profondi — camminare tra quegli stessi alberi. La vide fermarsi proprio lì, dove lei stava toccando. La vide sorridere. Poi tutto si frantumò come un vetro.

Martina ritrasse la mano, respirando a scatti. «Hai visto qualcosa?» chiese Sergio. 
«Non lo so… sì… era come… come se stessi guardando attraverso qualcun altro. Come se stessi ricordando qualcosa che non ho mai vissuto.» sussurrò Martina.

Sergio si avvicinò all’albero «È successo quando l’hai toccato?»
Martina annuì «È come se… mi avesse risposto.»
Il vento riprese a soffiare. Le foglie tremarono di nuovo. Martina sentì un brivido lungo la schiena. Non era paura. Era riconoscimento.

«Andiamo» disse Sergio, cercando di mantenere la calma. «Ne parliamo con calma a casa.»
Martina si allontanò, ma non riuscì a staccare lo sguardo dall’albero. Per un istante ebbe la sensazione che qualcosa — o qualcuno — la stesse osservando da dentro la corteccia.

Quella sera, a casa dei nonni, prese la chiave antica. La girò tra le dita. La osservò come se fosse viva.

E di nuovo, senza volerlo, un’immagine le attraversò la mente: un corridoio di pietra, umido, illuminato da una luce fioca. Un simbolo inciso sul muro. Un sussurro. Una voce lontana.
Martina lasciò cadere la chiave sul tavolo, spaventata. «Sergio… c’è qualcosa che non va in me.»

Sergio la guardò con serietà. «No, Martina. C’è qualcosa che si sta svegliando.»

La puntata si chiude con Martina che, da sola nella sua stanza, guarda la propria mano. La stessa mano che aveva toccato l’albero. La stessa mano che aveva attivato la visione della cripta.

E per la prima volta, capì che dentro di lei c’era qualcosa che non aveva mai immaginato. Qualcosa che la setta dei Rose aveva previsto. Qualcosa che la Maga dei Rose stava aspettando.

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-Puntata 29 : Domenica 22/03/2026 

📍Il Mottarone era immerso in una calma sospesa.

L’aria di fine marzo era ancora fredda, ma il sole filtrava tra le nuvole, illuminando il lago in lontananza come una lama d’argento.

Martina salì gli ultimi tornanti con il cuore pesante. Aveva bisogno di parlare con qualcuno che non fosse Sergio. Qualcuno che non la guardasse come un enigma.

Gabriele era fuori dal suo locale a raccogliere le foglie, la vide arrivare e si avvicinò «Martina… tutto bene?» Lei scosse la testa. «No. Per niente.»

Si sedettero su una panca di legno, con il panorama aperto davanti a loro.

«Ettore è morto» disse Martina, senza preamboli.

Gabriele rimase immobile. «Quando?»

«L’8 marzo. Ma… non è stato naturale.»

«Martina… io non so cosa ti stia succedendo» disse piano. «Ma non devi affrontarlo da sola. Anche se non capisco… io ci sono.»

Ma dentro, qualcosa si muoveva. Qualcosa che non aveva nulla a che fare con stress o lutto. Qualcosa che Gabriele non poteva capire. Qualcosa che la setta dei Rose aveva previsto da anni.

Gli raccontò dell’autopsia, della sostanza trovata nel sangue, della busta lasciata da Ettore.

Gabriele ascoltava in silenzio, lo sguardo fisso sulle montagne «E Sergio cosa dice?»

«Dice di non fidarmi di nessuno. Di non parlare con te.» Fece un respiro profondo. «Ma io… avevo bisogno di farlo.»

Gabriele annuì lentamente. «Hai fatto bene.»

Martina abbassò lo sguardo. «C’è dell’altro. Qualcosa che non so spiegare.» 

«Dimmi.» pronuncio Gabriele un po' sconsolato

«Ho toccato un albero alla vecchia darsena del Lido. E da quel momento… succedono cose strane.» spiegò Martina con affanno

Gabriele si irrigidì appena, ma non parlò.

«Visioni. Ricordi che non sono miei. Come se potessi… vedere il passato… luoghi lontani.» Martina si passò una mano tra i capelli, cercando di controllare il tremito nella voce. 

Gabriele la guardò con un misto di preoccupazione e incredulità. «Martina… aspetta. Stai dicendo che… dopo aver toccato un albero ti vengono delle visioni?» Il tono non era scettico, ma nemmeno complice. Era la reazione di qualcuno che non sa come interpretare ciò che sente.

«Lo so che sembra assurdo» disse lei, abbassando lo sguardo. «Ma è quello che mi sta succedendo.»

Gabriele si passò una mano sulla fronte. «Magari è lo stress. Tutto quello che è successo… Ettore, Sergio che ti mette pressione… È normale che il corpo reagisca.»

Martina scosse la testa. «No. Non è stress. Non è ansia. È qualcosa di diverso. È come se… qualcosa dentro di me si fosse svegliato.»

Gabriele rimase in silenzio, senza sapere cosa dire. Non c’era nessuna scintilla di conoscenza nei suoi occhi. Nessun indizio che sapesse più di quanto stesse mostrando. Solo sincera confusione.

Lei lo guardò, sorpresa da quella semplicità. «Sergio dice che non dovrei parlare con nessuno.»

Gabriele scosse la testa «Sergio è protettivo. Forse troppo. Ma non puoi tenerti tutto dentro.»

Un vento improvviso scese dalla cima della montagna, sollevando foglie secche. Martina rabbrividì. Il fremito nel palmo della mano tornò, sottile ma inconfondibile.

Gabriele lo notò. «Stai tremando. Vuoi rientrare?»

«No… sto bene» mentì lei.

Martina abbracciò Gabriele e tornò a casa.

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- Puntata Speciale : Domenica 22/03/2026

(compleanno di Martina - dietro le quinte - Interludio tra la Puntata 29 e la Puntata 30 )

Martina stava rincasando dopo la gita al Mottarone, ma prima passò al supermercato per fare la spesa che la nonna le aveva ordinato al telefono.

Mentre scendeva in macchina lungo la strada che porta alla zona del lido, incrociò con lo sguardo un furgone bianco con la scritta "catering" sulla fiancata.

Parcheggiò nella vecchia darsena e rimase sorpresa nel trovare l'auto di Sergio, quella di Gabriele e una piccola vettura sconosciuta. Mentre scaricava le borse dal baule, pensò tra sé: «Che strano, cosa ci fanno tutti qui? Soprattutto Gabriele, che ho già incontrato oggi al Mottarone».

Appena Martina aprì la porta di casa, tutti urlarono all'unisono: «Sorpresa! Buon compleanno!». La ragazza si commosse: intorno al tavolo c'erano i nonni, Sergio, il nipote di Ettore e, appunto, Gabriele.

Era il 22 marzo e Martina compiva ventisette anni, essendo nata nel 1999.

Fu una serata speciale. Gabriele le regalò un gattino, mentre la gatta di casa, già padrona del territorio, si era rifugiata sopra un pensile della cucina e osservava la scena contrariata, infastidita dal nuovo ospite che stava invadendo i suoi spazi.

Ad un certo punto, sentendo il bisogno di una boccata d'aria e di allontanarsi dal frastuono delle voci, Martina uscì sul pontile. L'acqua carezzava le assi di legno sotto di lei, un suono leggero che però non riusciva a placare la tempesta interiore che sentiva crescere.

All'improvviso avvertì qualcuno prenderle la mano: era Gabriele. Preoccupato dal suo allontanamento e incapace di vederla così scossa, la attirò a sé in un abbraccio.

Fu in quel momento che accadde qualcosa: la paura, il desiderio di protezione e l'intensità di tutto ciò che avevano passato insieme esplosero in un bacio appassionato. Un bacio carico di promesse, di disperazione e del terrore di perdersi.

Quel contatto era destinato a cambiare tutto. Gabriele, travolto dalla devozione per lei, si sentì finalmente spinto a rivelare sentimenti mai svelati; Martina, invece, si ritrovò divisa tra il pericolo ancora incombente legato a sua madre e il bisogno viscerale dell'affetto improvviso di Gabriele.

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-Puntata 30 : Giovedì 26/03/2026 

📍 Notting Hill,

La casa della Maga dei Rose non aveva nulla di appariscente dall’esterno. Una facciata georgiana come tante, finestre opache, una porta nera senza targhe né campanelli.

Ma all’interno, quella sera, ogni stanza sembrava trattenere il respiro.
Il salone al piano superiore era illuminato solo da candele disposte in cerchio. L’aria odorava di incenso e legno bruciato. Le tende erano tirate, e il rumore della strada non filtrava.

I membri della setta arrivavano uno alla volta, in silenzio. Nessun saluto, nessun gesto superfluo. Solo sguardi rapidi, tesi.

La Maga dei Rose era già seduta al centro della stanza, immobile come una statua. Il suo volto era in ombra, ma gli occhi brillavano di una calma inquietante.

Quando l’ultimo membro chiuse la porta, la Maga parlò.
«Martina.»
Il nome cadde nella stanza come un peso.

Un uomo anziano, con le mani tremanti, prese la parola. «Ha iniziato a manifestare i primi segni. Le visioni. I ricordi non suoi.»
La Maga annuì lentamente. «Era previsto.»

Una donna con un foulard scuro si sporse in avanti. «Ettore ha parlato prima di morire?»

«No» rispose un altro. «Abbiamo verificato. Non ha fatto in tempo.»

La Maga chiuse gli occhi per un istante, come se stesse ascoltando qualcosa che gli altri non potevano sentire.
«Martina ha toccato l’albero» disse infine.

Un mormorio attraversò il cerchio. Non di sorpresa, ma di timore.

«Allora è iniziato» sussurrò qualcuno.

La Maga aprì gli occhi. «L’albero ha riconosciuto il sangue. La memoria. La linea.»

Un giovane, seduto vicino alla finestra, si agitò. «E Sergio? È ancora con lei. La protegge. Potrebbe ostacolarci.»

La Maga lo fissò con uno sguardo che lo fece tacere all’istante. «Sergio non è un ostacolo. È un passaggio.»

Silenzio.

«Martina deve tornare alla cripta» continuò la Maga. «È l’unica che può aprirla. L’unica che può completare ciò che Laura ha iniziato.»

Un altro membro, con voce bassa: «E se rifiuta?»

La Maga sorrise appena. Un sorriso che non aveva nulla di umano.
«Non rifiuterà. La chiamata è già iniziata.»

Le candele tremarono, come se un vento invisibile fosse passato nella stanza.
«Dobbiamo solo… accompagnarla.»

La riunione si concluse senza ulteriori parole. I membri uscirono uno alla volta, come ombre che si dissolvono nella notte londinese.

La Maga rimase sola. Si avvicinò alla finestra. Guardò il cielo scuro sopra Notting Hill.
E sussurrò, come parlando a qualcuno molto lontano:
«È tempo, Laura. Tua figlia sta arrivando.»

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